A volte proprio non si spiega perchè storie di violenze su animali domestici come questa riescano a smuovere le nostre coscienze di occidentali, abituati sempre più ad immagini truculente di massacri in tutto il mondo. Eppure la storia di oggi ha dell’incredibile: a Gerusalemme il rabbino Levin, a capo della comunità di Mea Shearim, avrebbe ordinato, in seguito a delibera del tribunale ecclesiastico, di lapidare un cane randagio.

Ma come si spiega un fatto così assurdo? A volte la religione può sorprendere.

Pare infatti che negli anni Settanta un laico intransigente, da tempo in polemica con la comunità religiosa locale, avesse preso posto a sedere sul pavimento della sinagoga, proprio al centro dell’edificio, in segno di protesta: lo stesso identico comportamento tenuto del cane che, probabilmente stremato ed impaurito dal traffico cittadino, si era rifugiato all’interno della sala.

Le conseguenze sono scaturite immediatamente (e clamorosamente!): “È la sua reincarnazione!” avrebbe detto qualcuno, facendo scattare la condanna che però, a detta dei religiosi, non sarebbe mai stata pronunciata nè eseguita da membri della comunità; il cane, infatti, sarebbe stato abbattuto a colpi di pietre da alcuni bambini del quartiere, ma le fonti non sembrano confermarlo.

Come è andata a finire? Numerosi movimenti in difesa delgi animali, tra cui Animals Live, hanno annunciato esposti alla polizia locale al fine di ottenere una condanna esemplare per il rabbino “esorcista”. Ma non erano i saggi queste persone?